Mese: agosto 2017

Il pallonetto (o lob, che dir si voglia)

Per me, che sono un onesto pallettaro, il pallonetto è il colpo più interessante. Ormai tutti lo chiamano lob, anche nelle telecronache e sui giornali, ed è forse giusto così, perchè se si usa la terminologia internazionale lo capiscono tutti. Anch’io, nel mio piccolo, ho chiamato il sito loblog, sia per giocare con la parole blog (lob+blog=loblog), sia per usare un nome facilmente riconoscibile e digitabile. Però, sono sincero, il termine pallonetto è molto più bello di lob, sia come suono, sia come costruzione della parola. Al di là dei modi in cui può essere chiamato, il pallonetto ha una caratteristica che me lo rende amabile: le reazioni che provoca su chi lo subisce non cambiano così tanto con livello di gioco. Che sia un campione alla finale del Roland Garros o un amatore al torneo del circolo, il giocatore che scende a rete e incorre in un pallonetto reagisce esattamente allo stesso modo:

  1. in principio c’è la sorpresa. Il pallonetto, più lento del passante, lascia all’attaccante pronto per la volèe il tempo di sorprendersi. E un po’ di sorpresa c’è sempre, non so perchè, ma il pallonetto un po’ sorprende sempre, forse perchè quando sei a rete il tuo cervello è talmente concentrato sulla pronta reazione al passante, e quindi a capire prima possibile se sarà lungolinea o incrociato, che l’eventualità del pallonetto viene in un certo senso ridotta;
  2. poi c’è sempre un attimo in cui si crede di poterci arrivare, saltando, a prenderlo il pallonetto, forse perchè quando parte non capisci subito quanto andrà in alto. A volte è vero, ci si arriva, e allora magari si tira in rete lo smash, la schiacciata, ma questo è un altro discorso;
  3. se il pallonetto è ben tirato, però, l’illusione di prenderlo svanisce rapidamente e allora si vede proprio la faccia che cambia espressione, che fa una smorfia e dentro ci si legge paura, fatica e sgomento;
  4. poi comincia la rincorsa a ritroso e questa rincorsa è sempre un po’ sbilenca, perchè da una parte guardi la pallina e dall’altra guardi dove vai, e se uno guarda dall’alto può sembrargli il cammino di un ubriaco, più che di un tennista (poi ci sono anche tennisti ubriachi, ma questo è un altro discorso);
  5. alla fine c’è il tentativo, spesso vano, di rimandare la palla dall’altra parte, avendo sempre il proprio corpo un po’ nei piedi, con un rovescio alto, con un contropallonetto o addirittura uno smash dietro la schiena o con un tweener, che è poi quel colpo sotto le gambe che io, a dire lo verità, non ho neanche mai provato, sia perchè richiede una certa abilità, sia per un certo timore per la mia incolumità.

Ogni giorno, su un campo da tennis, come ti scavalca un pallonetto, non importa che tu sia un campione o un brocchetto, l’importante è che cominci a correre: il pallonetto è ‘a livella.