Mese: novembre 2017

Terra rossa

Mi capita spesso, a volte, che conoscendo persone provenienti da regioni diverse dalla mia, l’Emilia-Romagna, queste tirino fuori dalle chiacchiere il classico ragionamento “L’Emilia è una terra rossa”.

Ci sono quelli che sono rossi, o che si sentono più affini ai rossi, o che comunque pensano che forse ancora abbia un senso la distinzione tra rossi, bianchi, neri, verdi, e, se lo ha, loro sono rossi. Questi, quando dicono “L’Emilia è una terra rossa”, lo dicono cercando complicità con me, perchè se l’Emilia è una terra rossa, pensano loro, allora anch’io, che sono emiliano, sono rosso, quindi, pensano loro, tra loro e me c’è identità di pensiero. Ci capiamo.

Ci sono invece quelli che non sono rossi, o che si sentono meno affini ai rossi, o che comunque pensano che forse ancora abbia un senso la distinzione tra rossi, bianchi, neri, verdi, e, se lo ha, loro non sono rossi. Questi, quando dicono “L’Emilia è una terra rossa”, lo dicono cercando complicità con me, perchè anche se l’Emilia è una terra rossa, pensano loro, io, pur essendo emiliano, non sono rosso, quindi, pensano loro, tra loro e me c’è identità di pensiero. Ci capiamo.

Ecco, quando tirano fuori questa storia che “L’Emilia è una terra rossa” per stabilire che tra me e loro c’è identità di pensiero perchè lo decidono loro, e comunque la pensano loro, ecco, io in questi casi rispondo che per me, la terra rossa, è solo quella dei campi da tennis.

Del Potro sui vetri

L’altra sera alla Collezione Maramotti ho assistito alla performance Pointed Peak del coreografo giapponese Saburo Teshigawara. L’idea più originale, e secondo me molto giappponese, dello spettacolo era che i due protagonisti, che erano il coreografo stesso e una ballerina, pure giapponese, si muovevano su una distesa di cocci di vetro. Si concedevano salti, piroette, prese e tutte le normali evoluzioni di un balletto, ma i loro piedi, e i loro corpi, a volte, poggiavano su questa distesa di taglienti cocci di vetro. La cosa che più mi è rimasta impressa di questo spettacolo, oltre alla paura che si facessero male, è che i passi dei ballerini erano pesanti, pur essendo loro leggerissimi, e questa pesantezza di passo era sempre accompagnata da un rumore di vetri infranti, rumore che poi mi è rimasto nelle orecchie per diverse ore. Ecco, vedendo l’altra sera la stanchezza dei passi di Del Potro contro Isner, soprattutto alla fine della partita, mi sembrava di sentire ancora quel rumore di vetri infranti.