Del Potro sui vetri

L’altra sera alla Collezione Maramotti ho assistito alla performance Pointed Peak del coreografo giapponese Saburo Teshigawara. L’idea più originale, e secondo me molto giappponese, dello spettacolo era che i due protagonisti, che erano il coreografo stesso e una ballerina, pure giapponese, si muovevano su una distesa di cocci di vetro. Si concedevano salti, piroette, prese e tutte le normali evoluzioni di un balletto, ma i loro piedi, e i loro corpi, a volte, poggiavano su questa distesa di taglienti cocci di vetro. La cosa che più mi è rimasta impressa di questo spettacolo, oltre alla paura che si facessero male, è che i passi dei ballerini erano pesanti, pur essendo loro leggerissimi, e questa pesantezza di passo era sempre accompagnata da un rumore di vetri infranti, rumore che poi mi è rimasto nelle orecchie per diverse ore. Ecco, vedendo l’altra sera la stanchezza dei passi di Del Potro contro Isner, soprattutto alla fine della partita, mi sembrava di sentire ancora quel rumore di vetri infranti.