Mese: dicembre 2017

K-Rock e Kyrgios

K-Rock è una storica radio reggiana (o meglio, di Scandiano) che trasmette solo musica rock. Una radio dura e pura, insomma, impermeabile alle lusinghe del mainstream, che vuol poi dire la musica che si ascolta su (quasi) tutte le altre radio. La notizia di questi giorni è che K-Rock sparirà dall’FM, quindi non la troverai più smanettando la tua autoradio, e continuerà a trasmettere solo sul web. Se uno mi conosce, e conosce i miei gusti musicali, più chiedersi cosa me ne freghi della chiusura di K-Rock, visto che a me il rock non è mai piaciuto tanto e che quando arrivavo con l’autoradio su K-Rock cambiavo subito canale, e che è al numero 5 delle mie frequenze memorizzate solo perchè piace a mia moglie. Io posso rispondere in tanti modi: intanto potrei dire che non è che il rock non mi garbi, piuttosto non è il mio genere preferito e comunque mi sembra limitante ascoltare solo quello, ma qualche canzone o qualche disco rock li ascolto volentieri. Potrei anche dire, inoltre, che ho tanti amici che sono cresciuti a pane e K-Rock, e mi dispiace per loro, mi rattrista che la loro radio chiuda, o comunque si ridimensioni, e anche per mia moglie, che, pur non essendo una fanatica, quando va lavorare ogni tanto ascolta con piacere anche K-Rock.
Ma c’è un motivo più importante per cui mi dispiace che K-Rock chiuda: perchè la sua presenza ha contribuito a formare la mia identità. Negli anni ’80 e ’90, perlomeno tra i giovani reggiani, non c’era stato lo sdoganamento del pop e della musica elettronica: la vera musica era il rock, se non ti piacevano le schitarrate e non conoscevi a memoria la formazione dei Metallica e la loro evoluzione nel tempo, tu, di musica, non capivi un granchè. Io, che preferivo proprio il pop e la musica elettronica (“musica da discoteca” o “musica fatta con il computer” erano gli epiteti dispregiativi con cui veniva considerata dai puristi della schitarrata), dovevo conquistarmi il mio spazio (il testo della canzone “The pop kids” dei Pet Shop Boys, non a caso uno dei miei gruppi preferiti di sempre, racconta un po’ questa situazione). E la presenza di un’ideologia rock così forte e radicata, e quindi di radio come K-Rock, mi aiutava a costruirmi la mia identità: in attesa di capire chi ero, perlomeno potevo sapere con certezza chi non ero. La presenza di questa alterità mi stimolava a dirigermi altrove e a conoscere meglio territori più lontani.
Allora mi è venuto in mente che io, quando ero un ragazzino e mi avvicinavo al mondo del tennis, avevo sempre preferito i tennisti corretti e rispettosi in campo, rispetto a quelli esuberanti, quindi preferivo la compostezza di Wilander o di Edberg che tanto più emergeva se confrontata all’intemperanza dei vari Connors, McEnroe, Cash e via dicendo. Allo stesso modo, io in campo ero inappuntabile, come Wilander, e mi rapportavo con distanza anche spocchiosa con i miei avversari che smadonnavano, buttavano la racchetta o tiravano le palline nel canale quando sbagliavano uno smash. Nel tennis di oggi sono tutti composti, anche se è una compostezza diversa da quella di Wilander, quindi sembrerebbe che abbiamo vinto noi, però non sono contentlo, così come non sono contento della scomparsa di K-Rock.
E allora, quando vedo Kyrgios che dà in escandescenza, che impreca, che lancia la racchetta, che dal nervoso tira tre doppi falli di fila, io, pur continunando a deprecare sommamente queste cose, sono proprio contento, e spero proprio che non manchino mai, i Kyrgios, nel tennis.

La faccia di Wawrinka

Più lo guardo, più mi convinco di una cosa: che Wawrinka non ha la faccia giusta per il rovescio che tira. Non voglio mica essere frainteso: qualcuno potrebbe pensare che, visto che Wawrinka gioca un gran bel rovescio a una mano, io voglia dire che Wawrinka è brutto o altre cose del genere. Non è così, non voglio mica sindacare sulla bellezza o sulla bruttezza di Wawrinka. É solo che, secondo me, le persone che conosco e che hanno la faccia simile a quella di Wawrinka, non che gli assomigliano, magari, ma che comunque hanno quell’espressione lì, soprattutto quando giocano, il rovescio lo tirano in modo diverso da lui, magari lo tirano a due mani, non lo so, magari hanno un bel drittone o un servizio potentissimo, però il rovescio non lo giocano così. E allora a me, che a volte mi scopro un po’ lombrosiano, quando vedo Wawrinka tirare un rovescio molto bello, nasce uno stupore ancora più grande.