Industriale, chiusura dei corsi serali: “Via legale e opinione pubblica le nostre speranze”

02 giu 11 Industriale, chiusura dei corsi serali: “Via legale e opinione pubblica le nostre speranze”

Dopo 35 anni di attività tesa ad arginare la dispersione scolastica, a mantenere vivo quel diritto all’istruzione tanto decantato dall’art. 34 della Costituzione Italiana, nonché a perseguire nell’inserimento sociale ed occupazionale piaga della città di Cerignola, chiude il corso serale dell’istituto tecnico Industriale “A.Righi”. A darne conferma è la responsabile Maria Teresa Tattoli, docente che ha sacrificato una vita, 25 anni, verso la causa dell’attuale progetto Sirio pur avendo potuto optare per la più ‘apprezzata scuola del mattino’.

“La risposta definitiva l’abbiamo ricevuta solo giovedì scorso (26 Maggio ndr) con una comunicazione da parte del Provveditorato il quale ha deciso di tagliare in tronco i corsi serali lasciando solamente, per il prossimo anno, le due classi quinte”. Il fenomeno non riguarda solamente il caso dell’industriale di Cerignola ma tutta la provincia di Foggia, la più colpita dal ‘fenomeno del risparmio’.

“Come espressamente richiesto dalla Circolare Ministeriale N.21 del 14 marzo 2011, siamo riusciti a raggiungere e superare il numero minimo di 25 alunni per poter partire con i corsi serali e nonostante tutto, e soprattutto contro la stessa Circolare Ministeriale, il Provveditore di Foggia, De  Sabato, ha preso tale decisione”. Per questo motivo l’istituto avrebbe deciso di intraprendere la via legale nonostante l’incontro avutosi col Provveditore stesso proprio ieri, Mercoledì 1 Giugno, dove si cercavano di chiarire alcuni punti a riguardo ma che in realtà si è concluso con un nulla di fatto.

“Oltre alle azioni legali per l’atteggiamento del tutto contra legem, cercheremo di muoverci su più fronti”, aggiunge il Prof. la Cecilia, anch’egli docente dei corsi serali per scelta volontaria. “Smuoveremo l’opinione pubblica tramite informazione e raccolta firme, manifesti e web. Ho anche mandato una lettera (per intero in fondo all’articolo) a Ruggero Pinto, segretario provinciale GILDA FOGGIA, il nostro sindacato, che pare ci abbia abbandonato”.

Dalle parole dei due docenti emerge una grande forza d’animo e spirito combattivo smorzati, solo nei toni, dagli orgogliosi ricordi di quei ‘casi’ particolari passati dai loro banchi e che, grazie al sacrificio e al duro lavoro, sono riusciti ad essere reinseriti nel contesto sociale e lavorativo.

“Il ruolo dell’istituto serale è anche quello di dare la possibilità a tutti di poter ritrovare se stessi. Molta gente, nel tempo, capisce di aver sbagliato ad abbandonare la scuola e con sacrificio ritorna sui libri mostrando menti brillanti, nonostante le ore di duro lavoro che affrontano al mattino. Altri lo fanno per poter essere considerati nel mondo del lavoro, per far scatti di carriera o semplicemente per la voglia di rimettersi in discussione – puntualizza la Prof.ssa Tattoli – e molta gente viene addirittura da fuori: San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli e addirittura Foggia; questo perché apprezzano il corso di Informatica industriale che da loro non c’è”.

Testimonianze di quanto detto, infatti, arrivano dal gruppo Facebook “Difendiamo i corsi serali”, attivo da qualche giorno e con oltre 450 iscritti. Professori, ex alunni, studenti di altre scuole o semplici cittadini hanno rilasciato il loro personale pensiero:

“E’ assurdo. Una palese violazione del diritto allo studio, si va a colpire la categoria di studenti che più si sacrifica per potersi istruire.
Gli studenti del serale spesso sono lavoratori precari, alla giornata o peggio in nero, i miei erano anche infermieri, carabinieri, imbianchini, falegnami , etc.., conciliare la fatica di una giornata di lavoro con l’impegno scolastico non è cosa facile e non è da tutti.
E’ assurdo che le istituzioni, chi legifera, non forniscono una spiegazione plausibile nè alternative, per questo noi ed i nostri giovani facciamo fatica a credere in qualcosa che sia diverso da un gratta e vinci”. E’ il pensiero di Egidio, professore. O come la testimonianza di Fabio, ex alunno del serale il quale afferma:” Mi sono diplomato l’anno scorso grazie all’istituto IISS A.Righi di Cerignola. Potrei non interessarmi di tutto ciò…e invece no!!Come si dice: le cose belle non si dimenticano e per me è stata una bellissima esperienza che mi ha aiutato a crescere!!Cara Gelmini, se ho ancora un lavoro lo devo al corso serale e come me tanti dovrebbero farlo”. Oppure di chi alunno lo è ancora e non potrà concludere i suoi studi come Matteo e Genny: “Frequentiamo il terzo anno del corso serale dell’ ITIS Augusto Righi di Cerignola, siamo la classe 3 A serale. Noi siamo vittime di questo abuso di potere da parte di questo governo. Dopo tre anni di sacrifici, togliendo del tempo ai nostri affetti e sacrificandoci anche sul lavoro, ci é stato comunicato in modo brutale la chiusura dei corsi serali – e continua – Quello che sta accadendo è una vera vergogna combatteremo uniti con tutte le nostre forze per far si che questo non accada. Ringraziamo i professori per la loro grande professionalità e siamo solidali con coloro che a causa di questa decisione perderanno il proprio lavoro”.

Tutti sembrano uniti a combattere per la causa che interessa l’intera Terra di Foggia, a cominciare dai semplici cittadini fino alla classe politica locale che – dopo l’intervento del consigliere Carbone (PDL) nello scorso Consiglio Comunale –  pare verrà richiesto dal PD un Odg nel prossimo Consiglio, nella speranza che il diritto allo studio venga assicurato anche e soprattutto a chi più ne ha bisogno.

LETTERA AL SINDACATO GILDA  - FOGGIA:

Caro Ruggero Pinto, segretario provinciale GILDA FOGGIA, ex-collega di Informatica presso l”I.T.I.S. “A. Righi” di Cerignola (FG),

è da un po’ che aspettavo l’occasione buona per scriverti, dove per “buona” si intende la goccia che fa traboccare il vaso. Nella fattispecie la “goccia”, termine oltremodo riduttivo in questa occasione, è la brutale quanto illegittima chiusura di fatto dei corsi serali appena avvenuta nella nostra provincia e, pare, in tutta la regione.

Nell’improbabile ipotesi che non sia già chiaro, sottolineo che tale atto è:

- evidentemente brutale nella modalità: si sancisce unilateralmente l’abolizione di tutte le classi serali ad eccezione delle quinte, gettando lo scompiglio tra operatori e fruitori del servizio. Vedo una analogia con le modalità naziste: “Oggi si bruciano i deportati delle camerate 1-2-3-4. Non si tocchino quelli della 5 affinché non si dica che abbiamo sterminato l’intero campo di concentramento. Si estingueranno spontaneamente“;

- proditorio per i tempi repentini: dalla sera alla mattina, all’ultimo istante della formazione degli organici di diritto, a ridosso dei trasferimenti, così da rendere improbabile una efficace difesa;

- illegittimo perché la chiusura di fatto di un corso di studi avviene per via amministrativa, non legislativa. Ma in uno Stato civile l’obiettivo amministrativo di contenimento della spesa globale può essere raggiunto, purchè perseguibile senza violare i diritti individuali;

- illegale perché travalica i limiti della discrezionalità amministrativa nell’autorizzare o meno le classi richieste dai Dirigenti Scolastici; anzi contra-legem, cioè in aperta violazione delle disposizioni ministeriali che stabiliscono i requisiti minimi di iscritti a ciascuna classe per ottenerne l’autorizzazione, a cui corrisponde il dovere di autorizzarla laddove, come nel caso dell’ITIS “Righi” le classi da noi richieste possiedono ampiamente i requisiti previsti dalla circolare sugli organici.

- incostituzionale perché lede non solo il diritto allo studio dei lavoratori che si accingono a intraprendere il percorso di studi, ma anche dei lavoratori già frequentanti le prime tre classi, e che a metà percorso si vedono negata la possibilità di proseguire! Un’operazione da regime totalitario, in cui ufficialmente ancora non siamo.

Ora ti chiedo: di fronte a tale inusitato abuso, cosa fa il Sindacato? Davvero non era al tavolo delle decisioni, non ne era neppure informato? Intende promuovere un’azione di contrasto che non sia di pura apparenza? E non sto parlando dei soliti costosi scioperi, che danneggiano solo noi stessi e beneficiano proprio chi si dovrebbe colpire. E neppure di blandi scioperi dei libri di testo e dei viaggi d’istruzione. Qui, mentre si affronta la questione legalmente (perdonaci se durante l’attesa nominassimo anche un nostro legale esterno), ad es. impugnando l’organico di diritto, bisogna fare opinione! Uscire allo scoperto come fanno tutte le altre categorie di lavoratori, seppur molto più esigue. L’opinione pubblica ignora totalmente tutti i soprusi che subiamo! Uno per tutti: l’obbligo della bi-trilocazione residenziale quando veniamo trasferiti su cattedre orario su 2-3 comuni, senza il minimo riconoscimento di spese né di tempo! E come questo tanti altri.

Pochi giorni fa si è tenuto a Foggia un bel convegno RSU GILDA. Ne ha parlato qualcuno, qualche TG locale? Dev’essermi sfuggito.

Il 28 Settembre 2010 la GILDA ha tenuto un mega-convegno nazionale in teleconferenza degli insegnanti, ben oltre 500 i partecipanti a Foggia contati con i miei poveri occhi, a cui vanno aggiunti quelli del resto dell’Italia. Saremo stati in centomila, non so. Una manifestazione dalle dimensioni impressionanti. Ed è stata invitata qualche TV a riprenderla? Ci sono stati comunicati, ne ha parlato qualche TG nazionale?? Non mi risulta. Tutto ciò che ci riguarda positivamente cade immediatamente nel silenzio, non ha alcun eco, tranne che nel giornalino per gli iscritti. E infatti, come dice il Cavaliere, “ciò che non si vede in TV non esiste“. Non riesco più a credere che ciò avvenga per caso. É incapacità o cattiva volontà? In entrambi i casi, quale ragione ha ancora il sindacato di esistere, per gli insegnanti? Ne propongo provocatoriamente una riforma: rinuncino tutti i delegati all’esonero totale dall’insegnamento, in favore di un esonero parziale. Intanto sarebbe più facile raggiungere i famosi “obiettivi di contenimento della spesa”, ma soprattutto i sindacalisti “che contano” ricomincerebbero a provare sulla propria pelle l’ebbrezza delle infinite attività “funzionali all’insegnamento”, già ampiamente denunciate nelle pagine di “GILDA PROFESSIONE DOCENTE”, e forse allora il sindacato trovererebbe nuova motivazione per difendere un po’ più concretamente la categoria, oltre le pagine del giornalino.

Bene, torniamo alla questione in oggetto concludendo con una semplice constatazione: la GILDA di Foggia si gioca sulla vicenda gli ultimi residui di credibilità.

Distinti Saluti

prof. Vincenzo la Cecilia

 

 

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