L’Italia sommersa dal cemento: il dossier di Fai e WWF

02 feb 12 L’Italia sommersa dal cemento: il dossier di Fai e WWF

È il mal di cemento la malattia peggiore che affligge il nostro paese. Questo è l’incipit che il sito ilcambiamento.it, nella sezione dedicata al territorio, lancia come un siluro ad una utenza magari consapevole ma di certo distratta. Secondo lo stesso sito (che riporta i dati del  dossier di Fai e Wwf “Terra rubata – Viaggio nell’Italia che scompare”), infatti, sono 75 gli ettari che ogni giorno vengono fagocitati da lingue di asfalto, sommersi da colate di cemento per un totale di circa 600mila ettari di suolo scomparsi negli ultimi cinquant’anni.

I DAT E IL CASO DELLA SARDEGNA - I dati rispecchiano la situazione di 11 regioni italiane che corrispondono al 44% della superficie totale e caso esemplare è la Sardegna ove “l’incremento di terreno urbanizzato è cresciuto addirittura del 1.154 per cento rispetto agli anni Cinquanta. Persino i comuni che nel corso degli anni sono stati oggetto di emigrazione e si sono svuotati, sono cresciuti. Si calcola che per ogni abitante perso essi abbiano guadagnato in media 800 metri quadri“. Si tratta di una tendenza che preoccupa gli esperti: “Il territorio è sottoposto a una minaccia spaventosa di cui pochi si rendono conto”, ha affermato il presidente onorario del Wwf Fulco Pratesi.

LE CAUSE - L’articolo in questione, poi, passa in rassegna le cause che hanno provocato questa esplosione del cemento: l’abusivismo e l’attività di cava. “Dal 1948 ad oggi – si legge sul sito – sono stati compiuti 4,5 milioni di abusi: 75mila l’anno, 207 al giorno. Molti di questi di grandi dimensioni, opera delle lobby del cemento. Una pratica, quella dell’abusivismo, favorita e quasi incentivata dai condoni, 3 negli ultimi 16 anni. Poi ci sono le cave. Nel solo 2006 hanno mutilato il territorio scavando 375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali. Ne risulta un territorio fragile, in equilibrio precario, soggetto a frane, smottamenti, alluvioni, esondazioni, a forte rischio desertificazione, come mai prima d’ora.

LE POSSIBILI SOLUZIONI - Il dossier non si limita a far emergere le problematiche ma ipotizza anche delle possibili soluzioni. Partendo dal presupposto che il settore del cemento, pur dannoso per il territorio, dà di che vivere a 8-10 milioni di persone, circa il 14-17 per cento della popolazione, Wwf e Fai tracciano una Road map per fermare il consumo del suolo, che parte dal porre “severi limiti all’urbanizzazione nella nuova generazione di piani paesistici” e, in attesa della loro definitiva redazione, avanza “la richiesta di una moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale”. Si dovrebbe inoltre “procedere ai Cambi di Destinazione d’Uso solo se coerenti con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità. E ancora: rafforzare la tutela delle nostre coste estendendo da 300 a 1000 metri dalla linea di battigia il margine di salvaguardia; difendere i fiumi non solo attraverso il rispetto delle fasce fluviali ma con interventi di abbattimento e delocalizzazione degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico; farsi carico degli interventi di bonifica dei siti inquinati, escludendo che i costi di bonifica vengano compensati attraverso il riuso delle aree a fini edificatori.”

Commenta