Lorenzo Sepalone, il ‘golden boy’ del cinema italiano / INTERVISTA

Lorenzo Sepalone è un giovanissimo regista, sceneggiatore e attore pugliese. Nasce a Foggia nel 1989 e fin da adolescente si mostra interessato a “descrivere con la cinepresa il suo sguardo”, a “vedere animarsi i suoi sogni” e a raccontare con “immagini, suoni, colori e musica” qualsiasi cosa, da una situazione ad un’ emozione. Lorenzo fa cinema indipendente e, seppur giovanissimo, ha già avuto un notevole riscontro di critica a livello nazionale e il suo ultimo corto parteciperà a vari festival. Ma andiamo a conoscerlo meglio.

- Ciao Lorenzo. Di solito la prima domanda è:” Chi è Lorenzo Sepalone?” … ma questo lo scopriremo nel corso dell’intervista. Voglio chiederti, visto la giovane età, 21 anni, cosa vuoi fare da grande?

In futuro vorrei continuare a raccontare le mie storie attraverso il cinema. Vorrei proseguire, quindi, il percorso che ho iniziato qualche anno fa.

- Tutta questa passione nasce grazie…

Nasce dal bisogno di descrivere il mio sguardo, di narrare le storie che mi affascinano. Nasce dalla voglia di emozionarmi ed emozionare. Il cinema ti permette di descrivere una storia, una situazione, un’emozione utilizzando le immagini, i suoni, i colori, la musica. Ed è proprio questa magia che ha fatto nascere in me un amore infinito per la settima arte.

- E vedendo quale film in particolare?

A tredici anni vidi per la prima volta “Amarcord” di Federico Fellini; quella pellicola mi regalò nuove emozioni. Fellini, tramite “Amarcord”, raccontava in modo originale, visionario e anche un po’ nostalgico il suo passato, la scuola, gli amici, la famiglia, il passaggio dall’adolescenza alla maturità. È ancora difficile per me spiegare la sensazione che provai guardando quel film. Pochi mesi dopo vidi un altro capolavoro dello stesso regista, “Otto e Mezzo”, che rimane il mio film preferito. Così decisi di fare il regista.

- Tu sei di Foggia e la realtà del Tavoliere non credo che ti sia favorevole. Quali sono i pregi e quali i difetti, di questa terra, per le tue aspirazioni?

Sicuramente fare cinema a vent’anni e a Foggia, città in cui non esiste l’industria cinematografica, è una missione quasi impossibile. È un atto coraggioso e folle che ho scelto di fare in quanto sono innamorato della mia terra.
Pur girando nella Provincia di Foggia non mi limito mai ai circuiti locali, infatti collaborano con me artisti provenienti da diverse parti d’Italia ed inoltre cerco sempre di distribuire i miei lavori a livello nazionale e, speriamo presto, a livello internazionale.
Preferisco girare nella mia regione anche perchè non ho ancora trovato in altri luoghi le atmosfere magiche che mi donano certe zone della Puglia.

- La vita è ispirazione continua per un artista. Tu segui più ciò che ti suggerisce la vita stessa, tua e degli altri, o lavori di fantasia?

Devo essere sempre ispirato da un avvenimento, da un ricordo, da un’immagine, da una musica, dallo sguardo di una donna, da un profumo particolare. Non riesco a lavorare su “commissione”. A volte scrivo cinque sceneggiature in un mese mentre altre volte in cinque mesi non mi viene neanche un’idea buona. Il silenzio della notte mi permette di lavorare meglio. Mentre tutti dormono riesco a pensare, inventare e scrivere serenamente.

- Come nascono i tuoi progetti, dall’idea alla distribuzione ?

Dopo aver scritto il soggetto e la sceneggiatura, scelgo attentamente i tecnici e seleziono gli attori attraverso un casting. Per trovare gli interpreti giusti del mio ultimo cortometraggio, “L’Altra Parte”, ho impiegato circa 6 mesi. Una volta formato il cast, cerco con lo scenografo le location adatte alla storia e riunisco gli attori con cui faccio una serie di prove prima di andare sul set.
Essendo un regista indipendente, e non avendo una grande casa di produzione alle spalle, in questa fase cerco i finanziamenti che mi permetteranno di realizzare il progetto.
Poi, dopo mesi di lunghe attese e di intenso lavoro, si giunge sul set. I giorni delle riprese mi provocano ansia e allo stesso tempo felicità. È straordinario esclamare “Azione” e vedere i miei sogni animarsi davanti alla macchina da presa.
Successivamente alle riprese inizia la fase di post-produzione ovvero si lavora al montaggio, alla composizione delle musiche, al sound design ecc.
Quando il cortometraggio è pronto lo mando ai vari festival. I corti non hanno la stessa distribuzione dei lungometraggi quindi i concorsi sono ottime vetrine per noi autori di film brevi.

- Il primo lavoro è un corto autoprodotto, “Arrivederci a questa sera”, poi arriva “Allegro ma non troppo” e per ultimo, il recentissimo “L’altra parte”. Cosa hanno in comune e quali sono gli step che ti hanno portato all’ultimo corto?

“Arrivederci a questa sera” è stato girato nel 2006, quando avevo soli 16 anni e non possedevo molte competenze tecniche. È un corto no-budget realizzato con l’aiuto di un paio di amici. Grazie a quel lavoro però ho ricevuto il mio primissimo premio: una Menzione Speciale al “Sottodiciotto Film Festival” di Torino.
Nel 2008 ho girato “Allegro ma non troppo”, realizzato con un budget minimo. “Allegro” ha ottenuto un bel successo di pubblico e mi ha dato l’opportunità di conoscere validi professionisti che oggi lavorano con me.
Quest’anno ho girato “L’Altra Parte”, pellicola a cui sono fortemente legato. Con quest’opera ho trattato argomenti a me cari come il valore eterno dell’arte, la mercificazione della cultura, l’amore non dichiarato.

I due protagonisti, lo scrittore Alex (interpretato da Pietro Manigrasso) e la sua musa Luna (interpretata da Eleonora Siro), si trovano appunto “dall’altra parte” rispetto alle ipocrisie, al falso moralismo, alla corruzione. Al cortometraggio hanno preso parte grandi attori e straordinari tecnici con alle spalle prestigiose esperienze nel cinema, nel teatro e nella televisione. La pellicola, girata interamente nella Provincia di Foggia, è stata prodotta dalla mia associazione, Movimento ArteLuna, in collaborazione con il Comune di Sant’Agata di Puglia. Peri rispondere alla tua domanda, ti dico che i tre cortometraggi narrano storie molto diverse tra loro ma in tutti i miei lavori cerco sempre di mostrare liberamente il mio sguardo.

- Tra l’altro tu sei regista, sceneggiatore e attore. Ma quale ruolo preferisci dei tre?

Scrivo e dirigo per vivere e sognare. Recito quando ho voglia di giocare.

- Sei un artista indipendente, fai cinema indipendente…ma cosa significa?

Il regista indipendente è un artista libero. I suoi film non sono prodotti dalle grandi majors però in cambio lavora in assoluta libertà. Penso sia una questione di scelte. Ci sono cineasti che preferiscono girare i propri film d’autore liberamente e ci sono registi e produttori che scelgono di fare molti soldi mediante un cinema più commerciale e con pellicole pensate appositamente per fare cospicui incassi.

- Quando vai al cinema quali film vedi?

Vedo prevalentemente film italiani. Mi piace seguire i progetti dei miei giovani connazionali.
Inoltre aspetto sempre con ansia i nuovi lavori di grandi cineasti come Bellocchio, Tornatore, Salvatores, Sorrentino, Amodovar, Tarantino, Kusturica. Ieri sera abbiamo appreso la tragica notizia di uno dei più grandi maestri del cinema italiano: Mario Monicelli. Fino a ieri, infatti, speravo nel suo ritorno sul grande schermo. Monicelli è stato uno dei pochi autori in grado di raccontare in modo libero e sincero il nostro Paese, facendo ridere e allo stesso tempo riflettere lo spettatore.

- Cinema americano vs cinema italiano. Cosa scegli e perché ?

Non mi piace il cinema americano pensato solo per fare incassi, quello delle grandissime produzioni in cui il regista non ha libertà e gli attori sono divi che preferiscono sfilare sul red carpet anziché fare arte. Anche nel cinema italiano ci sono situazioni analoghe, magari con budget inferiori a quelli degli States. Non nego quindi che nel nostro Paese ci siano prodotti cinematografici confezionati solo per fare soldi.
Sicuramente il cinema europeo di Fellini, Antonioni, Risi, Pasolini, Truffaut, Wenders è stato quello di cui mi sono innamorato all’inizio del mio percorso artistico.
Il buon cinema però è esistito ed esiste in America come è esistito ed esiste in Europa. Basti pensare al Neorealismo, al cinema d’autore italiano, alla commedia italiana, alla Nouvelle Vague, al rinnovamento che ci fu negli States tra gli anni 60 e gli anni 70 con la New Hollywood.

- Progetti già in cantiere per il futuro?

Sto finendo di scrivere le sceneggiature di due cortometraggi. La prima è una storia ambientata interamente di notte. Il titolo provvisorio è infatti “La Luna è sveglia”. La seconda riguarda le ansie di un artista in crisi. Poi ho iniziato a scrivere la sceneggiatura di un lungometraggio che spero di girare tra qualche anno. Si tratta di un film ambientato in una campagna pugliese che narra di un incontro tra un diciassettenne cinefilo e una ragazza affascinante, più grande di lui e…. Spero possiate vederlo un giorno.

Vincenzo Maurantonio

4 Commenti

  1. Oh Vincè, ma che bella intervista… bellissime le domande e le risposte. Complimenti. Anche al regista, ovviamente.

  2. Raffaella /

    Infatti…molto molto interessante. Bravi!

  3. Bellissima intervista, complimenti davvero soprattutto perché il mondo del cinema da noi e quello dei corto sono davvero inesistenti.
    Ma posso fare io una domanda?
    Dove si possono trovare i corti. Come posso vederli? Hanno un canale di distribuzione…cioè io nelle videoteche non ne vedo…

    • Caro amico,
      i cortometraggi non hanno la stessa distribuzione dei lungometraggi. La maggior parte dei corti vengono proiettati nei vari concorsi. In Italia ci sono tantissimi festival che mostrano, valorizzano e premiano i film brevi. Inoltre esistono molti siti che pubblicano cortometraggi on-line. Anche su Youtube puoi trovare molti video interessanti.

      Un abbraccio!

      Lorenzo

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